Novità sulle normative di smalti e cosmetici vietati nel mercato italiano nel 2024

Novità sulle normative di smalti e cosmetici vietati nel mercato italiano nel 2024

Lorenzo Fogli

Gennaio 31, 2026

Ogni anno, mani e piedi raccontano molto di più di una semplice cura estetica: sono un vero biglietto da visita. Le unghie perfette, smaltate con colori brillanti o decorate in modo originale, attirano sempre l’attenzione e danno quel tocco in più. Dietro questa moda, però, si muove un mercato in fermento, con fatturati che – non sorprende – crescono costantemente sopra il 5% ogni anno. Proprio negli ultimi tempi, una novità normativa europea ha cambiato le carte in tavola: due sostanze chimiche molto comuni negli smalti semipermanenti sono state messe fuori gioco. Il risultato? Una rivoluzione per chi lavora nel settore, ma anche per chi si impegna a curare le proprie unghie con regolarità.

Parliamo di un mercato che, negli anni recenti, ha visto domanda e valore aumentare tanto da raggiungere previsioni di oltre cinque miliardi di euro entro il 2025. Ecco, ora si trova ad affrontare una sfida piuttosto significativa. Via libera, ma non per TPO e DMTA, due ingredienti chimici molto usati per le loro caratteristiche tecniche. Inseriti nella lista delle sostanze CMR – quei composti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione – hanno costretto a rivedere le abitudini. Le ragioni? Non mancano: gli studi indicano un possibile aumento del rischio di tumori e problemi nell’apparato riproduttivo femminile, una questione che fa riflettere chiunque usi spesso questi prodotti.

Il ruolo delle nuove regole e la salute delle unghie

Con l’etichetta CMR, TPO e DMTA sono stati banditi, pur essendo stati per anni parte del segreto della lunga durata e della brillantezza degli smalti semipermanenti. La mossa ha subito fatto tremare il settore cosmetic: produttori, rivenditori e centri estetici hanno dovuto rivedere formule – e offerte – per rimanere al passo. Oggi più che mai è consigliato saper leggere bene l’INCI dei prodotti. Scegliere non è solo questione di gusto, ma anche di salute. Un punto chiave spesso trascurato.

L’uso frequente di questi prodotti è un altro aspetto da non sottovalutare. Quando si parla di applicazioni sporadiche, il rischio sembra basso. Ma nell’ipotesi di un’esposizione continua – più volte al mese e per anni –, gli effetti nocivi possono accumularsi, diventando non trascurabili. Chi va regolarmente dal professionista dovrebbe sapere cosa gli viene applicato sulle unghie e pretendere trasparenza. Ecco perché molte realtà italiane, soprattutto nel Nord, stanno investendo in soluzioni certificate senza TPO e DMTA, per rispondere a una clientela che fa domande sempre più attente e consapevoli.

Manicure sicura: prendersi cura delle unghie senza eccessi

Prendersi cura delle unghie va oltre il colore o la decorazione. Negli ultimi tempi, il ricorso a trattamenti aggressivi è aumentato, mettendo a rischio la salute stessa delle unghie. Un caso tipico? La rimozione esagerata delle pellicine, che proteggono la pelle e l’unghia da virus, batteri e funghi. Togliere continuamente quella piccola barriera – una protezione naturale – espone a problemi come onicomicosi, verruche o altre infezioni. Chi vive in città come Milano o Roma, con alta esposizione a inquinanti e microrganismi, dovrebbe prestare più attenzione a questa cosa.

Non basta: anche il modo in cui si toglie lo smalto incide molto. Usare spesso solventi aggressivi – l’acetone, per esempio – rende le unghie più fragili, tendenti a rompersi o sfaldarsi. Poi ci sono le frese elettriche, strumenti utili ma da maneggiare con cura perché possono danneggiare la matrice ungueale. Il risultato? Unghie irregolari, sottili, con striature poco estetiche e meno resistenti nel tempo. Per evitare problemi, gli esperti amano suggerire di alternare smalti a pause di 3-4 mesi almeno ogni anno. Ecco, in quei momenti non si tratta di “farle respirare” come si sente dire spesso, ma di lasciare alla luce naturale il compito di sostenere il metabolismo ungueale e mantenere un aspetto sano.

Le sostanze vietate: cosa sono e perché suscitano preoccupazione

Il TPO, ovvero trimethylbenzoyl diphenylphosphine oxide, è stato largamente utilizzato come fotoiniziatore per far asciugare rapidamente lo smalto sotto lampade UV o LED. Però, durante questa reazione chimica, possono liberarsi sostanze che interferiscono con il sistema endocrino e danneggiano il DNA. Proprio il potenziale danno genetico e cancerogeno ha portato a impedirne l’uso.

Per quanto riguarda il DMTA (dimethyltolylamine), serveva a migliorare l’adesione del gel alle unghie, ma è risultato pericoloso in laboratorio soprattutto per la fertilità e lo sviluppo neurologico dei feti. Essendo tossico per la riproduzione e mutageno, è stato messo al bando per tutelare la salute pubblica, una scelta che ha trovato un certo consenso nell’Unione Europea.

Nel panorama cosmetico italiano, questa svolta spinge verso formule più sicure e trasparenti. La domanda c’è, e si vede soprattutto in grandi città dove la cultura della sicurezza cosmetica è cresciuta parecchio negli ultimi anni. Il pubblico vuole garanzie precise, e gli operatori si stanno adattando a un mercato che cambia in fretta.

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