Diciamo la verità: l’orecchio umano ha un sistema tutto suo per restare pulito, spesso sottovalutato quando ci si dedica alla cura quotidiana. In molti si convincono che eliminare ogni traccia di cerume sia necessario, ma così facendo si rischia di alterare l’equilibrio naturale del condotto uditivo. Quel cerume – sapete – non è solo sporco. Serve davvero a qualcosa: tiene lontane polvere, batteri e altre particelle, spingendosi lentamente verso l’esterno grazie a un meccanismo proprio del nostro corpo. Usare strumenti in modo sbagliato o troppo spesso, invece, può rovinare questa funzione, favorendo accumuli più profondi, irritazioni fastidiose e, a volte, anche infezioni. Curioso come, spesso, non si dia il giusto peso al fatto che rispettare la fisiologia dell’orecchio aiuta a evitare problemi che durano nel tempo.
C’è chi, per natura, produce più cerume o è more soggetto a tappi: una questione di predisposizione personale o di condizioni particolari. Serve allora un’attenzione mirata; ma senza esagerare. Perché qui sta il punto: il cerume non è sporcizia da buttare via del tutto, anzi. Fa da lubrificante naturale e barriera protettiva. Togliendolo completamente si rischia secchezza, prurito e magari infiammazioni – l’altra faccia della medaglia che spesso richiede l’intervento del medico. Insomma, la chiave sta nel bilanciare quanto e come pulire, senza compromettere questo scudo naturale.
Come pulire le orecchie nel modo corretto
La pulizia più sicura riguarda quasi sempre solo il padiglione esterno. Il sistema più semplice? Passare un panno morbido, o un fazzoletto appena umido, subito dopo la doccia o al risveglio. Occhio, mai infilare qualcosa dentro il condotto uditivo: il rischio è grosso. In realtà, il corpo aiuta molto smuovendo il cerume verso l’esterno mentre si parla o si mastica – un meccanismo che mantiene il canale più o meno pulito. Se non sentite strani rumori o difficoltà, non serve cambiare questa semplice routine.
Quando il cerume si accumula troppo o si indurisce, si possono usare prodotti chiamati ceruminolitici. Hanno il compito di ammorbidire quella massa fastidiosa, rendendo più facile la sua fuoriuscita oppure preparando l’orecchio a un eventuale lavaggio. Si trovano sotto forma di gocce o spray e vanno applicati secondo le istruzioni: generalmente, due volte al giorno per qualche giorno, mantenendo la testa inclinata per facilitare la penetrazione. Chi tende a formare tappi spesso li usa pure preventivamente, ad esempio una volta a settimana, per limitare gli accumuli troppo grossi.
Durante l’inverno, nei posti dal clima rigido – tipo il Nord Italia –, capita spesso che il cerume diventi più compatto. Colpa del clima e del fatto che si sta meno all’aria aperta, magari con meno esposizione allo smog, che di solito aiuta a mantenere il canale pulito. Se gli ammorbiditori non bastano, allora c’è l’irrigazione del condotto uditivo: la tecnica più valida per eliminare il cerume ammorbidito. Può essere fatta con cautela a casa, ma è meglio farsela fare da operatori sanitari dopo un ciclo di ceruminolitici, così da ridurre rischi e complicazioni.
Le tecniche professionali e gli errori da evitare
Alcune procedure sono riservate ai medici specialisti, come il curettage. In pratica, si rimuove manualmente il cerume con strumenti appositi – attenzione a non danneggiare il condotto –. Serve se il tappo è ostinato o quando il lavaggio non è consigliato, per esempio in caso di infezioni o se il timpano è perforato. Come alternativa meno invasiva c’è poi l’aspirazione, utilizzata in ospedale o ambulatori, che rimuove cerume e secrezioni con una piccola cannula collegata a un aspiratore medico.
Poi ci sono metodi che la scienza boccia, come i coni di cera. L’idea è quella di aspirare il cerume con un “effetto camino”, ma è un’illusione: si sono dimostrati non solo inutili, ma anche pericolosi, provocando ustioni o danni al timpano. Meglio lasciarli perdere. Lo stesso vale per i bastoncini di cotone usati male, che spingono il cerume dentro anziché toglierlo, favorendo così la formazione di tappi e fastidiosi microtraumi. Chi vive in città – soprattutto durante i cambi stagione – sente bene gli effetti negativi di queste pratiche, dato che il condotto uditivo si fa più sensibile.
I neonati e i bambini, poi, meritano un’attenzione ancora più alta. Il loro canale è più corto e delicato, quindi cotton fioc e strumenti vari sono vietati. Qui l’igiene si fa con garza umida, da passare solo sulla parte esterna e dietro l’orecchio. Se il piccolo produce molto cerume, niente panico: è segno che l’orecchio funziona bene. In caso di dolore o irritazione, però, meglio rivolgersi subito al pediatra, prima di mettere in atto cure fai-da-te, per non rischiare infezioni serie.
Una pulizia troppo frequente o imprecisa può scatenare problemi seri, tipo il tappo di cerume che riduce l’udito, o infiammazioni che lasciano il canale secco e irritato. Va affrontata la salute dell’orecchio con moderazione, insomma, consapevoli che è un sistema delicato da tenere in equilibrio per evitare disturbi e fastidi insistenti. Chi abita in città lo sa bene: lo smog e altre condizioni ambientali spesso influenzano lo stato delle orecchie e come si gestiscono da sole.
